La "chiesina"

L’ORATORIO

IMMACOLATA CONCEZIONE

di GONZAGA

 

 

Sul luogo dell’attuale chiesina, come la gente la chiama correntemente, esisteva fin da secoli un oratorio di proprietà della famiglia Susani, passato al commerciante Luigi Piacentini.

Il tempietto, già occasionalmente officiato, versava in pessimo stato di conservazione. Luigi Piacentini, sollecitatato dal priore don Pietro Rossi, nel 1868 decise di demolire il vecchio edificio e costruirne uno nuovo, a vantaggio della popolazione per la difficoltà di raggiungere la chiesa parrocchiale, allora del tutto esterna al paese. Era infatti tramontata la possibilità di costruire una nuova chiesa parrocchiale più grande o di restaurare l’esistente in modo radicale.

Il 29 novembre 1869 il nuovo oratorio fu aperto, sulla identica superficie del preesistente Oratorio Susani, per la cui spesa di erezione ex novo e degli analoghi arredi, tutti pienamente sostenuti dal solo Sig. Luigi Piacentini Negoziante di qui, si stese una memoria coi tipi Balbiani di Mantova, un esemplare della quale intitolato: Cenni ecc. si conserva in questo Archivio Parrocchiale di Gonzaga.

La ricostruzione dell’edificio, mantenendo la dedicazione precedente e cogliendo l’occasione della recente proclamazione del Dogma della Immacolata Concezione di Maria da parte di Pio IX, confermava la tradizionale devozione di Gonzaga alla Madonna, in un periodo in cui forti tendenze laiciste cominciavano ad affermarsi, mentre contemporaneamente ben rappresentava il successo raggiunto dal Piacentini, commerciante benestante.

Il nuovo oratorio, a navata unica, con presbiterio profondo ed abside centrale, fu realizzato con caratteri semplici, dalle linee slanciate; purtroppo quasi tutte le finiture originarie esterne sono andate perse per i numerosi rifacimenti.

L’Oratorio, in origine Susani e poi, dopo la ricostruzione Piacentini, rimase privato per circa 50 anni. Mons. Dionigi Balzo aggregò la chiesina dell’ospedale alla Parrocchia di Gonzaga. negli anni ‘trenta del secolo scorso.

Nel 1969, il campanile fu sopraelevato e le campane completamente rinnovate in occasione del Primo Centenario della costruzione della chiesa.

Alcune modifiche interne furono effettuate a seguito della riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II, compreso il rifacimento della pavimentazione e della tinteggiatura.

Alla fine del sec. XX l’edificio si mostrava però in pessimo stato di conservazione, soprattutto all’esterno, sia a causa dell’umidità di risalita, sia per la contiguità con strade dal traffico piuttosto intenso, che aveva favorito il manifestarsi di lesioni e cedimenti.

Per questo motivo la Parrocchia di Gonzaga decise di intervenire per restituire il giusto decoro al tempio, sia all’esterno, sia all’interno, recuperando i dipinti absidali ed i tre tondi della navata realizzati dal pittore asolano Guido Antonio Margoni nel 1944. Il soggetto principale, che domina l’intera chiesetta, è l’Annunciazione dipinta sul catino absidale: la Vergine, inginocchiata a braccia aperte, accoglie l’arcangelo Gabriele con un fiore di giglio in una mano e l’altra rivolta a Maria, sulla quale scendono raggi di luce da una colomba simboleggiante lo Spirito Santo, circondata da testine di angioletti.

L’oratorio Piacentini ha pianta a navata unica, con presbiterio abbastanza profondo terminante con un’abside semicircolare rivolta a est. La pianta non è perfettamente regolare, essendo l’edificio allineato ad Ovest sul fronte principale con la Via dei Barberi, mentre sul fianco Sud segue l’andamento di Via Ferrante Gonzaga: le due vie non sono fra loro perfettamente ortogonali.

L’edificio è lungo circa 19 metri, largo 8 e alto 9 (in gronda). Sul lato destro del presbiterio, fronteggiante la Via Ferrante Gonzaga e la Piazza della Vittoria, è collocato il campanile, in origine piuttosto tozzo (leggermente più alto della chiesa e con la cella campanaria sovrastata da un timpano ottagonale con soprastante cuspide piramidale) e successivamente (1969) sopraelevato di circa ml 3, modificando anche la forma della cuspide, conica e realizzata con mattoni posti in diagonale a file sfalsate, terminante con un monoblocco di graniglia e cemento.